Ludopatie: Pastorelli (PSI), dati allarmanti, lo Stato si faccia carico del problema

Ludopatie: Pastorelli (PSI), dati allarmanti, lo Stato si faccia carico del problema

Roma, 7 aprile 2014 – “I dati diffusi sul fenomeno delle ludopatie che riguardano la provincia di Rieti sono allarmanti. Da tempo noi socialisti denunciamo questa emergenza sociale che esplode con l’acuirsi della crisi economica e sociale”. Il deputato del PSI Oreste Pastorelli è intervenuto commentando i dati diffusi dall’Ufficio diocesano della Pastorale di Rieti che parlano di un impressionante aumento del fenomeno delle dipendenze da gioco d’azzardo nella provincia reatina.

“La Pastorale segnala un numero preoccupante di casi di figli che chiedono aiuto per i propri genitori affetti da dipendenza dal gioco. Un vero e proprio allarme sociale al quale –continua Pastorelli – come parlamentari socialisti abbiamo cercato di porre rimedio attraverso interventi legislativi e proposte di legge. Lo scorso gennaio come parlamentari abbiamo dato vita ad un volantinaggio di fronte al Ministero dell’Economia per chiedere che fossero tolte le licenze ai gestori di giochi d’azzardo non in regola con i pagamenti delle sanatorie seguite alla condanna per danni erariali. Continueremo a batterci nelle sedi istituzionali affinché lo Stato si faccia carico di questa problematica e si occupi delle vittime: proponiamo l’accesso gratuito alla spesa sanitaria per i malati certificati di gioco d’azzardo patologico, e l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulle dipendenze. Interventi ai quali affiancare iniziative di sensibilizzazione e informazione nelle scuole e l’attivazione di un numero verde h24 per garantire il sostegno e l’aiuto alle famiglie. Infine – conclude Pastorelli – è necessario coinvolgere gli istituti di credito nella sensibilizzazione dei consumatori sulle conseguenze del sovraindebitamento”.

Dichiarazioni di voto 2 aprile 2014: Pastorelli (PSI) su legge delega pene detentive

Dichiarazioni di voto 2 aprile 2014: Pastorelli (PSI) su legge delega pene detentive

Roma, 2 aprile 2014 – “L’Europa da trent’anni rinnova pesanti richiami all’Italia in merito alle condizioni di vita dei detenuti nei nostri istituti penitenziari. Nel corso degli anni, l’Italia ha subito più di 2.500 ricorsi e, da una stima abbastanza attendibile, le multe che dovremmo pagare ammonterebbero ad oltre 60-70 milioni di euro. È una questione che avrà delle ripercussioni gravi sotto il profilo finanziario, ma soprattutto sotto il profilo civile e giuridico”. Lo afferma in aula il deputato Psi, Oreste Pastorelli, durante le dichiarazioni di voto sulla proposta di legge delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie.

“Nel corso degli ultimi decenni, il nostro ordinamento è stato interessato da modifiche dal carattere contingenziale, modifiche che spesso avevano come unico obiettivo quello di dare risposte ad esigenze diverse, tanto diverse. Si è dato priorità, giustamente, a istanze di sicurezza sociale, ma in modo confuso e a seguito di spinte emotive, a volte populiste, a volte pre-elettorali, con il risultato di rendere incerta e difficoltosa l’interpretazione applicativa delle norme. Ecco il motivo per il quale occorre una completa e strutturale ridefinizione del nostro sistema sanzionatorio, in modo che la sanzione detentiva intramuraria sia contenuta e riservata solo ai casi in cui effettivamente le finalità rieducative e retributive della pena non possano prescindere dalla privazione, in misura così intensa, della libertà dei condannati. È questo un principio che dovrebbe essere alla base di ogni provvedimento. Inoltre, la riforma del sistema sanzionatorio ridurrebbe anche i tempi della giustizia, troppo spesso appesantiti da processi incardinati su reati che andrebbero derubricati in sanzioni amministrative”, le parole di Pastorelli.

“In questo quadro di depenalizzazione e semplificazione – continua – un significativo passo in avanti è l’istituto della messa alla prova. Esso rappresenta un’alternativa all’accertamento processuale, perché prevede, in determinati casi, che l’accusato, invece che processato sia sottoposto con il suo consenso ad un programma di prova che consiste nella prestazione di lavoro di pubblica utilità. Se la prova dovesse riuscire positiva il reato si estinguerebbe. Una misura che ci richiama a una logica di maggiore mitezza e umanità del sistema penale, è una filosofia giuridico processuale che merita condivisione. La messa alla prova infatti è uno strumento di deflazione processuale, si applica nella fase della cognizione con effetti sospensivi, che avrà effetti positivi anche sulla cosiddetta decarcerizzazione, relegando, finalmente, la pena definitiva ad extrema ratio”.

“Il parlamentare socialista sottolinea che “la messa alla prova è una misura alternativa incentrata sul lavoro di pubblica utilità, piuttosto che sugli aspetti più tipici della misura alternativa, molto spesso solo a fini semirestrittivi, con finalità di reinserimento sociale. Secondo infatti le statistiche del DAP chi espia la pena in tutto o in parte a seguito di misure alternative al carcere ricomincia a delinquere solo nel 19 per cento dei casi, mentre chi espia la pena interamente in carcere presenta un tasso di recidiva del 68 per cento. La sentenza Torreggiani ci ha messo con le spalle al muro; l’Europa dopo tanti anni ha deciso che l’Italia non deve più perdere tempo, entro maggio 2014 dobbiamo riferire alla CEDU ciò che stiamo facendo per rimediare alle gravissime condizioni di sovraffollamento nelle nostre carceri. Basta pensare al divario tra posti disponibili e numero di detenuti che varia tra 20 e 28 mila posti. In Italia abbiamo 47 mila posti in carcere, anche se non tutti sono utilizzati perché molti sono in ristrutturazione, quindi, quelli realmente disponibili sono circa quarantamila, a fronte di circa 66 mila detenuti. Il problema, dunque, è serio – conclude l’onorevole – e richiede in primo luogo un cambiamento culturale; dobbiamo cercare di voltare pagina”.