Disastro del Vajont: Pastorelli (PSI), riflettere sul valore del territorio

Disastro del Vajont: Pastorelli (PSI), riflettere sul valore del territorio

Roma, 8 ottobre 2014 – Il deputato del Partito socialista, Oreste Pastorelli, è intervenuto alla Camera dei Deputati per commemorare il cinquantennale del disastro del Vajont.

Pastorelli ha sottolineato che “nessuna parola sarà mai sufficiente per compensare il dolore dei familiari, per risanare la ferita profonda che il paese di Longarone e il fondovalle veneto continuerà a portare negli anni a venire, e per riportare in vita i nostri concittadini”.

Per questo, secondo il deputato socialista, “è dovere morale, oltre che responsabilità politica” quella di comprendere le cause profonde di quanto avvenuto proprio per “evitare il ripetersi di simili tragedie”.

Secondo Pastorelli “ricordare il 9 ottobre di cinquant’anni fa debba rappresentare principalmente un’occasione di riflessione” in merito “all’importanza e al valore profondo che il territorio e l’ambiente costituiscono per l’Italia”.

Ricordare oggi la tragedia del Vajont, – continua il deputato del Psi – impone un profondo ripensamento sul modo in cui speculazione edilizia, il mancato rispetto delle norme ambientali e, in generale, un atteggiamento sprezzante nei confronti delle risorse naturali del nostro territorio, possano essere alla radice di disastri che, come nel caso che ci troviamo a commemorare, assumono dimensioni spaventose”.

Secondo Pastorelli, infatti, “il Vajont avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta”, un “mai più”. “Così non è stato, purtroppo” – analizza Pastorelli – perché altri disastri sono venuti dopo “troppo spesso non risultato dell’azione della forza distruttrice della natura, ma del non rispetto delle norme, dell’inseguire logiche speculative e, non ultimo, dell’intervento della criminalità”.

Pastorelli ha concluso il suo ontervendo esortando affinchè la commemorazioen dei 50 anni dalla strage diventi “il punto di partenza di un percorso politico che miri ad intervenire sul territorio considerandolo come una risorsa e non un terreno di conquista da inondare di cemento”.